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EsaJob persoanl blog of the user Fenrir for the section Poetry

 

HEY FOLKS, I'M BACK! ENJOY :)

28/08/2009 21:00:53  

 

 

 

finalmente un aggiornamento dopo la lunga vacanza! solita impaginazione: sonetto fresco fresco [27-28 agosto 2009], traduzione e per i più coraggiosi un commento palloso :D

 

 

 

 

I dragged my tired bones by yonder beech,

 

By yonder thunder stretched out to the sky

 

That bursted -at first sight- amid the beach,

 

And seemed to have been chiseled in mine eye;

 

 

But while I dwelt on worries out of reach

 

And drowsily debated on the tie

 

That holds the Truth, not him who dare to teach

 

The Sleep cought me, and subtly stilled my try.

 

 

There was a stream across the realm of dream

 

And i beheld it all from source to firth;

 

Then came a ghost, he rode a savage boar.

 

 

The Sun set down onto his helm a beam:

 

Drink not, quoth him, and move back to the Earth,

 

And know far less of all you've known before...

 

 

 

 

Trascinai le mie stanche ossa sotto quel faggio

 

Quel fulmine proteso verso il cielo

 

Che eruppe-a un primo sguardo- dalla spiaggia

 

E sembrava essere stato cesellato nel mio occhio

 

 

Ma menrtre mi soffermavo su preoccupazioni fuori portata

 

E assonnatamente dibattevo sul laccio

 

Che trattiene la verità ma non colui che osa insegnare

 

Il sonno mi colse e subdolamente mise a tacere il mio sforzo.

 

 

C'era un ruscello nel regno del sogno;

 

Mentre lo osservavo tutto dalla sorgente alla foce

 

Uno spirito venne, cavalcava un cinghiale feroce.

 

 

Il sole depose sul suo elmo un raggio:

 

Non bere, diss'egli, e tornatene sulla terra,

 

E sappi molto meno di quanto sapevi prima...

 

 

 

 

 

E' un sonetto che in principio avevo concepito per essere innovativo, e che per molti versi si ritrova ancora ben saldamente indirizzato in un filone tradizionale [la mia tradizione, se non altro]. Come sempre i vari mutamenti di idea in corso di scrittura ledono fortemente alla coesione dell'opera, che però è meno sgangherabile di quel che sembra.Nella prima quartina una scena insolita, seppur naturale, come spesso avviene nei miei sonetti. La novità sta nel fatto che l'incipit ha il suo fondamento fondamento non più nell'irrealtà [spettri, elementi palesemente magici] ma nella surrealtà: l'albero non è sorto dal nulla come un lampo, nè può essere scolpito nel mio occhio...quest'idea ha la sua spiegazione nel modo in cui ho immaginato la scena: come una fotografia in bianco e nero che avevo scattato tempo fa in riva al lago, epperò rotonda, dove l'albero nella sua immobilità ha scatenato nella mia immaginazione un senso di incombenza, di drammatica tensione verso l'alto, tale da renderlo simile alla fotografia di un fulmine[ramificato, come l'albero]. Inoltre ho preso ad immaginare la scena come un cerchio, in cui l'albero spiccava come una lama a tagliare in due il tutto. Cesellato nell'occhio, ora che ci penso, può essere un parallelismo vista-fotografia. Inizialmente l'ho usato perchè suonava bene e soprattutto perchè la scultura ben rappresenta il concetto di immobilità in movimento[e viceversa], ma a ben pensarci l'albero impresso su una pellicola e sulla retina sono del tutto simili per il modo in cui vengono catturati. In seguito rileggendo ho preso ad immaginare l'albero come riflesso nel mio occhio. Piccola parentesi le mie ossa non sono poi così stanche! Contribuiscono a rendere il contrasto, le tinte forti dei primi versi danno veramente[spero]un'impressione di bianco e nero, oltre che di incongruenza del concetto di tempo [in fondo nasciamo già morti, se è vero che il tempo è solo una dimensione...]

 

 

Nella seconda quartina avevo previsto un dialogo con l'albero ma poi sono stato così orripilato dalla banalità dell'idea, che ho ripiegato su un classico ma pur sempre solido dialogo con se stessi, di quei dialoghi che si fanno prima di dormire e che non finiscono mai perchè il sonno giunge sempre prima, dialoghi in cui le frasi si sovrascrivono una all'altra e non è possibile serbarne la memoria. Il tema, ovvero il fatto che la gente insegni senza sapere, è di transizione, ovvero ha poco a che fare con la conclusione se non introducendo un clima gnomico-sapienziale, e si riduce ad una spietata ammissione di impotenza dinanzi alla conoscenza.

 

 

La prima terzina introduce il mondo onirico, laddove spesso è stata posta dagli antichi la sede del sapere [di un certo sapere per lo meno] e dove io stesso ho avuto svariate volte l'impressione di riuscire a cogliere il significato delle cose, per poi scordare tutto una volta sveglio. Il fiume può essere due cose, le ho pensate entrambe allorchè scrivevo. Da un lato il fiume potrebbe essere infernale, dato che la conoscenza viene spesso attribuita ai morti; dall'altro le fonti[l'acqua quindi] sono sempre state simbolo di conoscenza, mi torna or ora in mente l'emblematico caso di Odino, tanto per fare un esempio. Alla fine prevale in me la seconda interpretazione ma sono valide entrambe.Lo spirito giunge calvalcando un cinghiale. Non saprei ridire se ho pensato prima boar o before, è stata una cosa quasi simultanea. Il cinghiale nella mitologia, soprattutto celtica e norrena, è simbolo di coraggio e forza, per questo ricorre nelle decorazioni degli elmi antichi, tra le altre cose. Il fatto che l'apparizione lo cavalchi, lo domi, le conferisce bellicosa ed indiscutibile autorevolezza oltre appunto ad una qualche eco mitologica. A seconda di quel che si sceglie l'avvertimento dello spirito può essere benevolo o meno, così come si vedrà nella

 

 

Seconda terzina: il primo verso è un appassionato tributo ad Ossian, non credo d'averlo copiato, SPERO di non averlo copiato ma non stonerebbe affatto in mezzo ai suoi canti. Desideravo anche ricreare il parallelismo con la prima terzina mediante realm-dream/helm-beam. L'avvertimento dello spirito è benevolo se si pensa che voglia preservare dal bere acque immonde, malevolo se si pensa che manchi il DIRITTO per bere in quelle acque.

 

Il risveglio è inevitabilmente condannato ad essere una perdita di conoscenza, e in questo caso ci si ritrova a saperne ancora meno di quando ci si era addormentati; perchè spesso più si cerca meno si trova, e più si sa meno si ha l'impressione di sapere, perchè sempre sorgono nuove domande...

 

Le parole dello spirito possono anche essere una maledizione per dimenticare cose di cui non si doveva entrare a conoscenza.

 

 

 

Curiosità: È molto improbabile che l'albero sia effettivamente un faggio

 

 

La prima terzina è stata ultimata dopo la seconda

 

 

La rima earth firth è stata trovata quasi per caso

 

 

Senza un dizionario non valgo nulla ma con due o tre faccio faville

 

 

Molti commenti del passato erano più divertenti

 

 

 

 

 

FENRIR

 

 

 

 

 
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